Alimentazione e cancro

Le conferme continuano ad arrivare: la gran parte dei casi di cancro nel mondo è causata da un’alimentazione e da uno stile di vita scorretti. Gli esperti concordano sul fatto che complessivamente almeno un terzo dei casi di cancro si potrebbero evitare adottando un’alimentazione corretta ed uno stile di vita attivo. Ma questa percentuale arriva anche al 70 per cento per per i tumori, dell’apparato digerente: esofago, stomaco e colon-retto che, sommati, sono al primo posto come incidenza, seguiti dal cancro ai polmoni per gli uomini e da quello al seno per le donne. Ci sono tuttavia altri fattori di rischio più facilmente evitabili come ad esempio il fumo, causa diretta del 90 per cento dei casi di tumore ai polmoni e concausa di quasi tutti gli altri. E poi la vita sedentaria che, non soltanto è causa della dilagante obesità, già di per sé importante fattore di rischio, ma sembra anche avere un ruolo diretto.

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Le principali ipotesi sono nate già negli anni ’70 dalle indagini condotte in diversi paesi che hanno messo in relazione i modelli dietetici della popolazione con l’incidenza di cancro. Da questi studi era emerso che gli abitanti dei paesi occidentali, la cui alimentazione era ricca di prodotti animali, grassi e zucchero, avevano una percentuale di cancro al colonretto, seno, endometrio, prostata e polmoni molto più alta delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo, dove la dieta era basata sul consumo di carboidrati, con scarso contributo di prodotti animali e di grassi. Queste prime osservazioni hanno suggerito che lo stile alimentare delle diverse popolazioni può in parte determinare la quantità di casi di cancro. Ipotesi che è stata poi rafforzata dagli studi sugli emigranti che hanno evidenziato che le persone che migrano da un paese all’altro manifestano la stessa incidenza di cancro del paese ospite e non più quella del paese di origine, suggerendo quindi che sono i fattori ambientali, più che quelli genetici, a determinare l’entità del rischio.

In molti paesi lo stile alimentare è sostanzialmente cambiato negli ultimi 50 anni, in generale con l’aumento del consumo di carne, formaggi, grassi e alcolici e la diminuzione di cereali e legumi. Ma sono cambiati anche altri aspetti dello stile di vita: è diminuita enormemente l’attività fisica e c’è stato un grande incremento dell’obesità. Di pari passo sono aumentati i casi di cancro. I cambiamenti più eclatanti e più rapidi, ed anche ben documentati, si sono verificati in Giappone, dove il consumo di carne e di latticini è aumentato di 10 volte dal 1950 al 1990 e, contemporaneamente, il consumo di cereali è quasi dimezzato. Nello stesso periodo di tempo i casi di cancro al colonretto sono quintuplicati, portando il Giappone agli stessi livelli dei paesi occidentali.

Questo studio, per quanto emblematico, è solo un indizio e da solo non è ovviamente prova sufficiente della relazione tra stile alimentare e cancro. Per stabilire le correlazioni di questo tipo, quando sono in gioco tante variabili a livello individuale, sono necessarie moltissime indagini epidemiologiche di tipo diverso che portino alle stesse conclusioni. Poi occorre la conferma di ricerche sperimentali e l’individuazione di una spiegazione plausibile a livello biologico che giustifichi la correlazione. Insomma è un processo lungo e complesso e gli scienziati vanno con i piedi di piombo prima di stabilire delle raccomandazioni per la popolazione generale.

Il cancro è una malattia degenerativa a livello cellulare che inizia perché il DNA si riproduce in modo errato dando origine a cellule in qualche modo “sbagliate”. Questo processo, chiamato iniziazione, avviene continuamente nel nostro organismo in quanto siamo esposti ed una serie di sostanze tossiche dall’ambiente in cui viviamo: il fumo, l’inquinamento dell’aria, i contaminanti degli alimenti, le tossine che si sviluppano nei cibi mal conservati. Non tutte le cellule “sbagliate” danno però origine ad una forma tumorale. Ci sono infatti nel nostro organismo degli efficienti meccanismi riparatori che le aggiustano o le eliminano. Quindi è difficile che le cellule danneggiate arrivino alla fase seguente, definita promozione, quando appunto aumentano di numero. Anche questa fase può essere inibita da alcune sostanze nutritive e non nutritive che introduciamo nell’organismo. L’ultimo stadio del processo canceroso di chiama progressione. In questa fase non sono ancora stati chiariti eventuali effetti protettivi dell’alimentazione mentre le stesse sostanze concerogene che causano l’iniziazione hanno di sicuro un’azione di stimolo nella progressione. Nel processo di iniziazione influisce però anche la genetica. Ci sono infatti persone più predisposte, in qualche modo più vulnerabili perché magari il loro organismo scarseggia dei sistemi riparatori. La componente genetica tuttavia incide molto poco rispetto all’ambiente.

La conoscenza a livello molecolare del processo che porta alla formazione dei tumori, in tutte le sue fasi, ha aiutato gli studiosi nella comprensione del perché l’alimentazione possa avere una notevole influenza. Quindi alle luce delle attuali conoscenze, in base a quanto emerso dalle migliaia di ricerche condotte sull’argomento e con tutte le conferme necessarie al posto giusto, alcuni punti fermi sono stati messi.

In linea generale un effetto protettivo nei riguardi di quasi tutte le forme di cancro deriva da uno stile alimentare nel complesso parco come energia introdotta. Questo nasce da studi su popolazioni e su animali dove è stato visto che la restrizione calorica riduce il rischio. Ciò non vuol dire stare a dieta stretta tutta le vita ma solo evitare di introdurre abitualmente più energia di quanta se ne consuma. In altri termini significa mantenere il peso forma ed evitare il sovrappeso. E qui si arriva all’altro fattore di rischio importante: il peso eccessivo. Sovrappeso e obesità aumentano moltissimo il rischio di cancro in uomini e donne e in diverse localizzazioni. Giusto per citare qualche numero, nelle donne obese la probabilità di sviluppare il cancro all’endometrio è tre volte più alta, ma il fattore moltiplicativo arriva a 10 dopo la menopausa.

Per quanto riguarda lo stile alimentare è ampiamente accertato e documentato il ruolo protettivo svolto da un’alimentazione ricca di carboidrati e di fibra. È stato dimostrato in moltissimi studi che una dieta basata sui cereali, poco raffinati, sui tuberi e sui legumi riduce il rischio di insorgenza soprattutto del cancro al colon ma sembra influire anche sul cancro al seno e al pancreas. Ma l’effetto più eclatante ed efficace è legato al consumo di frutta e ortaggi: in tutti gli studi condotti la correlazione tra un elevato consumo di questi alimenti e la riduzione del rischio è molto forte. L’azione protettiva si esplica nei riguardi di tutti i tipi di tumore, ma è particolarmente marcata per quelli dell’apparato gastrointestinale. La ricerca è adesso indirizzata nel valutare quali classi di vegetali siano maggiormente efficaci nella prevenzione. Per il momento i dati più positivi sono emersi per la verdura a foglia verde, le brassicacee (la famiglia dei cavoli) e in generale per quei prodotti più colorati particolarmente ricchi di carotenoidi, flavonoidi e antociani, tre sottoclassi della grande famiglia dei composti fenolici che manifestano spiccate proprietà antiossidanti di cui abbiamo ampiamente parlato in queste pagine.

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Ci sono invece gruppi di alimenti che aumentano il rischio. Particolarmente incriminate sono le carni conservate, come i salumi e gli insaccati e in genere gli alimenti conservati sotto sale. Ma anche le carni rosse hanno mostrato un’associazione con il maggior rischio di cancro che pare sia dovuto più che altro alla cottura alla griglia che produce prodotti di combustione sulla superficie. Le carni rosse e le carni conservate hanno mostrato di incrementare l’incidenza in particolare del cancro allo stomaco e al colonretto. Un effetto negativo deriva anche da un’alimentazione ricca di grassi animali, l’olio di oliva invece svolge un’azione protettiva.

Mentre aumentano gli studi che attribuiscono ad un consumo moderato di vino un effetto protettivo nei riguardi delle malattie cardiovascolari, il consumo elevato di alcolici in generale invece aumenta il rischio di cancro soprattutto all’esofago, al fegato, al colonretto e al seno. Se ad un elevato uso di alcolici è associato anche il fumo, il fattore moltiplicativo di rischio può essere anche di 50 volte rispetto ai non fumatori-non bevitori. Un consumo molto moderato di bevande a bassa gradazione come è appunto il vino non sembra invece aumentare significativamente il rischio.

Tra i fattori di rischio non alimentari, ma comunque controllabili, c’è ovviamente il tabacco che aumenta il rischio di tutti i tipi cancro anche quando non aspirato. Ma negli ultimi anni ha assunto sempre maggiore importanza il ruolo protettivo dell’attività fisica. Apparentemente sembra che non possa esserci alcun legame mentre in realtà la vita sedentaria, oltre ad essere una concausa dell’obesità, ha anche una azione diretta sull’aumento del rischio di cancro al colonretto, anche in chi non è obeso, e in altre localizzazioni.

Per quello che si sa finora, queste sono le raccomandazioni degli scienziati per la popolazione generale. Ma lo studio del genoma e delle caratteristiche genetiche individuali è appena iniziato ed aprirà conoscenze a livello di prevenzione personalizzata che attualmente non sono neanche immaginabili. Tra qualche decennio arriveremo a prescrivere uno stile alimentare personale, studiato in base al proprio profilo genetico. Questo almeno è quanto ritengono i ricercatori della nuovissima disciplina chiamata nutrigenomica che studia appunto la relazione tra geni e nutrizione. Per ora limitiamoci a seguire le regole generali, il resto è ancora fantascienza.

Cristina Barbagli

Raccomandazioni del World Cancer Reasearch Found

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