REGOLAMENTO SUI CLAIMS NUTRIZIONALI E SALUTARI
Ci vorrà ancora tempo, ma alla fine i consumatori potranno finalmente sapere se un alimento ha realmente i vantaggi nutrizionali e salutari promessi in etichetta. Se sulla confezione si dichiara "ricco di fibra", questo significa che quell'alimento dovrà contenere effettivamente la fibra. Se si indica "ricco di vitamina C", questo vuol dire che dovrà fornirne davvero una dose stabilita. È così via per una quantità di “vanti” che oggi le aziende potrebbero a cuor leggero “vantare”, magari senza ragione.
Una delle più controverse normative europee nel campo alimentare è diventata dunque realtà seppure la sua applicazione debba ancora superare non poche “messe a punto”. Intanto però il mese scorso è entrato in vigore il Regolamento che stabilisce i requisiti per apporre indicazioni nutrizionali e per la salute sulla confezioni degli alimenti. Le regole valgono anche per la pubblicità e qualsiasi altra forma di comunicazione diretta ai consumatori. Quando il regolamento sarà operativo ci si potrà quindi fidare di quanto “vantano” i produttori perché qualsiasi dicitura che afferma che un prodotto è ricco o povero di un determinato principio nutritivo dovrà rispettare i limiti imposti dalla normativa e qualsiasi indicazione relativa ad effetti salutari dovrà essere autorizzata.
Questa normativa è un'altra pietra miliare nel processo di armonizzazione delle legislazioni dei diversi stati membri e la difficoltà nel raggiungere un accordo è nata proprio dal fatto che in alcuni paesi del nord Europa esistevano già delle norme sull'argomento, mentre in altri, come per esempio l'Italia, qualsiasi vanto salutare era proibito.
Com'è facile intuire gli interessi in gioco sono molti e spesso in contrasto tra loro. È quindi stato molto difficile trovare l'accordo tra chi tendeva a privilegiare gli interessi industriali e chi invece stava dalla parte dei consumatori. Non è un caso che la prima proposta di regolamento, messa a punto dalla Commissione dopo anni di lavoro, sia stata praticamente bocciata alla sua prima lettura al Parlamento Europeo che ha votato contro alcuni articoli chiave presentando ben 600 emendamenti: un numero spropositato per una normativa che ha in totale 29 articoli. C'è voluto un lungo lavoro di mediazione per arrivare ad una posizione condivisa, ma alla fine il Regolamento è stato approvato dal Parlamento a larga maggioranza.
Questa normativa, a detta di molti, è imperfetta e incompleta, ma di sicuro è un punto di riferimento che mette ordine in un settore delicato e finora poco regolato. Quando sarà a regime porterà senz’altro vantaggi per tutti. I consumatori non saranno più ingannati da vanti esagerati o non dimostrati scientificamente e avranno informazioni accurate e affidabili sulle etichette. Le industrie alimentari da parte loro saranno garantite da regole uguali per tutti che assicurano una competizione corretta e proteggono l'innovazione e la ricerca in modo tale che le aziende che utilizzano vanti salutari seri e documentati non debbano confrontarsi con chi fornisce indicazioni inaccurate e ingannevoli.
Durante l'iter legislativo un aspetto particolarmente controverso e contrastato ha riguardato l'inserimento dei profili nutrizionali, ossia i requisiti ai quali l'alimento deve rispondere per poter fornire indicazioni nutrizionali e salutari. Finora un produttore poteva vantare in etichetta che il suo prodotto fosse ricco di vitamina C o di fibra pur avendo, per esempio, alti livelli di grassi e sale con vantaggi nutrizionali complessivi ridotti praticamente a zero. Di casi del genere gli scaffali dei supermercati sono pieni. La regola è stata voluta proprio perché gli alimenti che riportano dei vanti vengono in generale percepiti dai consumatori come più salutari e da preferire rispetto ad altri. Dunque, lo devono essere per davvero, altrimenti l'informazione sarebbe ingannevole. La legge ora stabilisce che per poter fornire indicazioni nutrizionali e sulla salute l'alimento deve rientrare in determinati limiti per quanto riguarda, per esempio, grassi saturi, zucchero e sale. Tuttavia alla fine un piccolo compromesso è stato raggiunto. Mentre il rispetto dei profili nutrizionali è tassativo per utilizzare vanti salutari, è prevista una deroga per i vanti nutrizionali. Quando è un solo parametro a non rientrare nei profili è consentito apporre un vanto nutrizionale purché accanto, e con la stessa evidenza, sia indicato anche l'aspetto "poco salutare". E così per esempio chi vuole scrivere "ricco di fibra", ma il prodotto contiene molti grassi saturi, dovrà indicare anche "ad alto contenuto di grassi saturi" a fianco del vanto. La speranza è che questa condizione scoraggi le aziende dall'usare un vanto perché in tal caso sono anche tenute a mettere in evidenza il lato negativo dell'alimento.
Comunque, prima di arrivare a sapere quali saranno i profili nutrizionali ci vorrà ancora molto tempo. Il regolamento prevede che l'Efsa, l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, fornisca un parere scientifico alla Commissione entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge. I temi che l'Efsa dovrà studiare e risolvere riguardano l'opportunità di fissare i profili in generale o specifici per categorie di alimenti, la scelta e il dosaggio delle sostanze nutritive da prendere in considerazione, la scelta della base di riferimento, ossia se per 100 g, per porzione o altro, il metodo di calcolo dei profili e, infine, la fattibilità e la verifica del sistema proposto. La Commissione dovrà poi adottare ed approvare i profili entro altri 12 mesi, dopo aver consultato gli operatori del settore interessato e le associazioni di consumatori. I profili nutrizionali quindi diventeranno operativi tra 2 anni e le aziende alimentari avranno ancora altri due anni per adeguarsi.
Un altro aspetto controverso della normativa ha riguardato l'uso di marchi o denominazioni commerciali che possono essere interpretati come indicazioni nutrizionali o salutari. Dopo lunga trattativa alla fine è passata la regola che possono continuare ad essere utilizzati purché il prodotto riporti un vanto dello stesso significato e sia conforme al regolamento. È stata tuttavia prevista una generosa deroga per i marchi e denominazioni già esistenti sul mercato prima del gennaio 2005: potranno continuare ad essere utilizzati per 15 anni anche se il prodotto non è in linea con la nuova legge.
Per il momento l'unico tipo di vanti già regolamentati sono quelli nutrizionali. Con questo si intendono le indicazioni che affermano o suggeriscono che un alimento ha particolari proprietà nutrizionali benefiche per la presenza di qualche principio nutritivo, la sua assenza o il suo contenuto ridotto. I limiti da rispettare per apporre questo tipo di vanto sono presenti nell'allegato e sono ben chiari e definiti (vedi tabella). Per esempio, quando su un prodotto si troverà scritto "ricco di fibra" significa che quell'alimento contiene almeno 6 grammi di fibra per 100 grammi oppure 3 grammi per 100 calorie; se viene indicato "ricco di vitamina C" (o qualsiasi altra vitamina o minerale) deve fornire più del 30 per cento della quantità giornaliera raccomandata. Insomma il consumatore avrà così un'informazione immediata chiara e attendibile e i dettagli li potrà trovare nella tabella che riporta i valori nutrizionali completi dell'alimento.
Sono invece ancora tutte da definire le indicazioni per la salute, ossia quelle che implicano un rapporto tra un alimento o i suoi componenti e la salute. Il regolamento ne prevede due tipi diversi. Il primo tipo, chiamati in gergo vanti funzionali, si riferiscono al ruolo di principi nutritivi, o di altre sostanze presenti negli alimenti, per la crescita, lo sviluppo e le funzioni dell'organismo, o che si riferiscono a funzioni psicologiche o al controllo del peso. In questa categoria rientrano diciture come: " il calcio aiuta a mantenere in buona salute le ossa", "la fibra facilita il raggiungimento del senso di sazietà", "la vitamina C è un antiossidante che protegge le cellule" e via dicendo. Sono indicazioni basate su prove scientifiche ormai generalmente accettate e che non richiedono autorizzazioni specifiche per il loro utilizzo. L'elenco di questo tipo di vanti sarà preparato dopo che gli Stati Membri avranno fornito alla Commissione, entro 12 mesi, le liste dei vanti di loro interesse corredati della documentazione scientifica a sostegno. Dopo consultazione con l'Efsa la Commisione adotterà entro 3 anni l'elenco comunitario delle indicazioni salutari consentite. Queste indicazioni potranno poi essere utilizzate liberamente dalle aziende alimentari purché l'alimento abbia i requisiti necessari previsti e sia conforme ai profili nutrizionali.
Una procedura ben più complessa si applica invece per le indicazioni sulla riduzione del rischio di malattia e quelle che si riferiscono allo sviluppo e alla salute dei bambini. L'azienda che vuole usare una dicitura di questo tipo deve fare domanda fornendo tutta la documentazione scientifica a sostegno. Il parere sulla validità della documentazione spetta all'Efsa, ma sarà poi la Commissione ad autorizzare l'indicazione.
Un problema spesso evidenziato in questa normativa è la difficoltà di utilizzare le indicazioni salutari per le piccole e medie aziende alimentari che in Italia sono il 95 per cento del totale. La complessità della procedura, le competenze e il costo necessari a preparare il dossier per chiedere l'autorizzazione, possono rappresentare un ostacolo insormontabile. È previsto un sostegno particolare proprio per aiutare le piccole imprese nel processo, ma ancora non si sa bene in cosa consista. Di certo la strada sarà aperta dalla grandi industrie e dalle multinazionali che sono già pronte con i loro dossier. Magari fra un po’ di anni, quando saranno stabiliti gli elenchi dei vanti salutari autorizzati, anche le aziende più piccole potranno usarli se i prodotti hanno i requisiti previsti e i vanti non sono protetti da proprietà industriale.
Con tutti i suoi limiti, mancanze e difetti comunque questo regolamento con il tempo servirà allo scopo per cui è nato, quello cioè di tutelare il consumatore da informazioni non veritiere e metterlo in condizione di scegliere gli alimenti più salutari nell'ampia gamma offerta. In questo modo si spera di aiutare le persone a seguire un'alimentazione più sana ed equilibrata. A livello europeo infatti è in testa alle priorità ridurre la mortalità e i costi legati ad una serie di malattie degenerative legate ad un'alimentazione scorretta e ad uno stile di vita sedentario. La regolamentazione dei vanti nutrizionali e salutari, oltre a garantire il consumatore, dovrebbe stimolare le aziende a produrre alimenti più salutari al fine di rientrare nei profili nutrizionali e poter così fornire dei vanti. Tutto quindi è stato ben progettato. Ma se non vengono condotte campagne di informazione capillari e continue mirate a tutta la popolazione, queste regole serviranno a ben poco, perché le persone non sapranno capire ed applicare le informazioni fornite sulle confezioni. E l'Italia è sempre stata piuttosto carente riguardo all'educazione alimentare.
Cristina Barbagli
Indicazioni previste dal Regolamento
