I TEST DIAGNOSTICI INAFFIDABILI
Test elettrodermici (Vega test e altri)
Si basano sul presupposto che i potenziali elettrici dei tessuti variano in presenza di malattie ed anche a causa di alimenti "non tollerati" o "nocivi". Esistono diverse apparecchiature per condurre questo genere di indagine che hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali. Il paziente tiene in mano un elettrodo attraverso il quale passa un debole impulso elettrico, l'altro elettrodo viene poggiato dall'esaminatore su varie parti del corpo in corrispondenza dei punti dell'agopuntura. La sostanza da testare viene posta in una fiala di vetro all'interno del circuito dell'apparecchio e una diminuzione del potenziale elettrico registrato dalla macchina indica la presenza di allergia o intolleranza a quella sostanza.
L'uso di apparecchi apparentemente sofisticati fa nascere nel paziente l'opinione che tali metodi diagnostici si avvalgano di una avanzata tecnologia. In realtà molti studi hanno dimostrato l'assoluta inaffidabilità dei test elettrodermici nell'identificare le persone allergiche, tra l'altro, ha sottolineato uno studio di bioingegnereria, le "letture" del potenziale elettrico non sono modificate dall'introduzione nello strumento delle fiale di estratto in quando il vetro non è un conduttore elettrico. L'Australian College of Allergy ha affermato che il Vega test non ha basi scientifiche per la diagnosi di allergie, né tantomeno di altre malattie, e può portare a trattamenti inappropriati, se non rischiosi, e di sicuro a spese inutili. In quel paese chi lo usa può essere perseguito e se si tratta di medici sono radiati dall'ordine. La Fda statunitense non ha mai approvato l'impiego di apparecchiature per test elettrodermici a scopo diagnostico e ne ha espressamente proibito la commercializzazione. Nonostante il divieto tuttavia vengono usati in centri alternativi, in genere non da medici, ma sono state anche fatte e vinte numerose cause da pazienti danneggiati da false diagnosi. Anche l'European Academy of Allergy and Clinical Immunology ha sostenuto che non esistono prove scientifiche o cliniche che questi metodi possano diagnosticare allergie alimentari e ritiene sorprendente che presso l'ospedale dell'Aquila il Vega test sia inserito tra i servizi erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale.
Chinesiologia applicata
Questa metodologia è basata sul principio che ogni disfunzione dell'organismo determina una riduzione della forza muscolare. Il test viene condotto facendo tenere in mano al paziente una fiala contenente l'alimento da testare mentre con l'altra mano spinge contro la mano dell'esaminatore. La percezione di quest'ultimo di una riduzione della forza muscolare indica una risposta positiva e pertanto un'allergia o intolleranza all'alimento contenuto nella fiala. Solo il fatto che l'alimento non sia posto a contatto diretto con la persona esclude qualsiasi spiegazione razionale e scientifica. Basti pensare che quando il test è eseguito in età pediatrica viene condotto prima sul genitore da solo e poi con il bambino in braccio ed ogni differenza tra le due prove è attribuita al bambino.
Una variante di questo metodo, sviluppata in Italia e nota con il nome di DRIA-test, ha cercato di rendere più "oggettiva" la valutazione della forza muscolare che viene misurata con un dinamometro collegato ad un computer. Un estratto dell'alimento da testare viene depositato sotto la lingua del paziente e se viene registrata una diminuzione della forza entro 3-4 secondi viene emessa la diagnosi di intolleranza a quella sostanza. Studi recenti hanno dimostrato la mancanza di riproducibilità di questo metodo e la European Academy of Allergy and Clinical Immunology ne ha decretato senza appello l'inefficacia diagnostica.
Test citotossico
Si basa sul presupposto che ponendo a contatto la sostanza da testare con il sangue intero o con i globuli bianchi del paziente, questi cambino forma e dimensione, fino a rompersi nel caso la persona sia allergica a quella sostanza. In tempi più recenti è stata introdotta una versione automatizzata del test conosciuta con il nome di Alcat. Gli studi controllati eseguiti per valutare l'attendibilità di questo tipo di test hanno evidenziato un elevato numero di risultati falsi positivi e falsi negativi. Inoltre, il test eseguito sullo stesso paziente in tempi diversi forniva risultati diversi. Questo metodo diagnostico è stato quindi classificato come inaffidabile dall'American Accademy of Allergy e, negli Stati Uniti, non ne è prevista la rimborsabilità.
Test di provocazione-neutralizzazione
Il test di provocazione-neutralizzazione (PNT) può essere definito come una metodica sia diagnostica che terapeutica . Viene condotto mediante la somministrazione sottocute o sublinguale dell’allergene alimentare sospettato, seguita da un periodo di osservazione di 10 minuti. Il test viene ritenuto positivo se il paziente lamenta sintomi dopo l’esposizione all’allergene; stordimento, bocca secca, incapacità alla concentrazione, cefalea e qualunque altro sintomo soggettivo vengono considerati significativi. La seconda parte del test, con finalità terapeutiche, consiste nella reintroduzione della sostanza risultata “positiva” alla prima parte del test, a dosaggi inferiori o superiori alla dose diagnostica, secondo criteri non specificati.
Tutti gli studi condotti in merito hanno mostrato la non riproducibilità del PNT e concluso per la sua non utilizzabilità a scopo diagnostico né tantomeno terapeutico. E' stata invece segnalata la potenziale pericolosità del test nel caso venga somministrata una sostanza alla quale il paziente è fortemente allergico, con rischio di shock anafilattico.
Il PNT non va confuso con il test di provocazione specifica con allergene usato in allergologia tradizionale del quale parliamo più avanti.
Analisi dei capelli
L’analisi del capello è stata promossa come metodica per svelare deficit e squilibri nutrizionali e intossicazioni da metalli pesanti, che dovrebbe anche indicare l'esistenza di allergie. L'analisi chimica dei capelli ha certo valore nel valutare l'esposizione prolungata a metalli pesanti, ma l’American Medical Association ha affermato già molto tempo fa che lo stato di salute dell’organismo può essere completamente indipendente dalle condizioni fisico-chimiche del capello. Inoltre la presenza di metalli pesanti non è di sicuro correlata a patologie allergiche. La dimostrazione è nettamente emersa da uno studio scientifico che ha mandato campioni di sangue e di capelli di persone allergiche al pesce e di altre non allergiche a 5 laboratori per eseguire il test citologico e l'analisi del capello. Nessun laboratorio ha diagnosticato l'allergia al pesce, sono state invece rilevate allergie (non esistenti) ad altri alimenti. Per di più campioni della stessa persona hanno dato luogo a diagnosi diverse sia nello stesso laboratorio, dove erano state presentate in doppio, sia tra i vari laboratori. Risultati simili sono stati ottenuti da un altro studio che ha coinvolto 13 laboratori portando alla conclusione che il test non ha alcun valore scientifico.
Test delle pulsazioni
Questo semplice test si fonda sulla teoria che l'allergia è in grado di modificare la frequenza cardiaca, quindi la somministrazione della sostanza alla quale la persone sarebbe allergica determina un cambiamento del battito. Una modificazione di 10 battiti al minuto è considerata risposta positiva, ma non c'è accordo fra gli esaminatori se sia significativo un aumento, una diminuzione o entrambe. Solo questo la dice lunga sull'attendibilità del metodo che peraltro non è mai stato neanche valutato seriamente.
Dosaggio Immunoglobuline G (IgG)
Le immunoglobuline sono anticorpi prodotti dall'organismo nei riguardi di sostanze estranee. Secondo i sostenitori di questo test il dosaggio delle IgG evidenzia allergie e intolleranze alimentari nascoste o ritardate che sarebbero responsabili di svariate condizioni patologiche, come sindrome del colon irritabile, emicrania, rinite cronica, astenia cronica, depressione e dolori alle articolazioni.
Mentre è ampiamente accertato il ruolo delle immunoglobuline E (IgE) nel meccanismo di reazione allergica (vedi box), quello delle IgG, ipotizzato in particolare per allergie e intolleranze alimentari, per quanto in linea teorica possa essere plausibile, non è stato dimostrato.
Cristina Barbagli
Si basano sul presupposto che i potenziali elettrici dei tessuti variano in presenza di malattie ed anche a causa di alimenti "non tollerati" o "nocivi". Esistono diverse apparecchiature per condurre questo genere di indagine che hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali. Il paziente tiene in mano un elettrodo attraverso il quale passa un debole impulso elettrico, l'altro elettrodo viene poggiato dall'esaminatore su varie parti del corpo in corrispondenza dei punti dell'agopuntura. La sostanza da testare viene posta in una fiala di vetro all'interno del circuito dell'apparecchio e una diminuzione del potenziale elettrico registrato dalla macchina indica la presenza di allergia o intolleranza a quella sostanza.
L'uso di apparecchi apparentemente sofisticati fa nascere nel paziente l'opinione che tali metodi diagnostici si avvalgano di una avanzata tecnologia. In realtà molti studi hanno dimostrato l'assoluta inaffidabilità dei test elettrodermici nell'identificare le persone allergiche, tra l'altro, ha sottolineato uno studio di bioingegnereria, le "letture" del potenziale elettrico non sono modificate dall'introduzione nello strumento delle fiale di estratto in quando il vetro non è un conduttore elettrico. L'Australian College of Allergy ha affermato che il Vega test non ha basi scientifiche per la diagnosi di allergie, né tantomeno di altre malattie, e può portare a trattamenti inappropriati, se non rischiosi, e di sicuro a spese inutili. In quel paese chi lo usa può essere perseguito e se si tratta di medici sono radiati dall'ordine. La Fda statunitense non ha mai approvato l'impiego di apparecchiature per test elettrodermici a scopo diagnostico e ne ha espressamente proibito la commercializzazione. Nonostante il divieto tuttavia vengono usati in centri alternativi, in genere non da medici, ma sono state anche fatte e vinte numerose cause da pazienti danneggiati da false diagnosi. Anche l'European Academy of Allergy and Clinical Immunology ha sostenuto che non esistono prove scientifiche o cliniche che questi metodi possano diagnosticare allergie alimentari e ritiene sorprendente che presso l'ospedale dell'Aquila il Vega test sia inserito tra i servizi erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale.
Chinesiologia applicata
Questa metodologia è basata sul principio che ogni disfunzione dell'organismo determina una riduzione della forza muscolare. Il test viene condotto facendo tenere in mano al paziente una fiala contenente l'alimento da testare mentre con l'altra mano spinge contro la mano dell'esaminatore. La percezione di quest'ultimo di una riduzione della forza muscolare indica una risposta positiva e pertanto un'allergia o intolleranza all'alimento contenuto nella fiala. Solo il fatto che l'alimento non sia posto a contatto diretto con la persona esclude qualsiasi spiegazione razionale e scientifica. Basti pensare che quando il test è eseguito in età pediatrica viene condotto prima sul genitore da solo e poi con il bambino in braccio ed ogni differenza tra le due prove è attribuita al bambino.
Una variante di questo metodo, sviluppata in Italia e nota con il nome di DRIA-test, ha cercato di rendere più "oggettiva" la valutazione della forza muscolare che viene misurata con un dinamometro collegato ad un computer. Un estratto dell'alimento da testare viene depositato sotto la lingua del paziente e se viene registrata una diminuzione della forza entro 3-4 secondi viene emessa la diagnosi di intolleranza a quella sostanza. Studi recenti hanno dimostrato la mancanza di riproducibilità di questo metodo e la European Academy of Allergy and Clinical Immunology ne ha decretato senza appello l'inefficacia diagnostica.
Test citotossico
Si basa sul presupposto che ponendo a contatto la sostanza da testare con il sangue intero o con i globuli bianchi del paziente, questi cambino forma e dimensione, fino a rompersi nel caso la persona sia allergica a quella sostanza. In tempi più recenti è stata introdotta una versione automatizzata del test conosciuta con il nome di Alcat. Gli studi controllati eseguiti per valutare l'attendibilità di questo tipo di test hanno evidenziato un elevato numero di risultati falsi positivi e falsi negativi. Inoltre, il test eseguito sullo stesso paziente in tempi diversi forniva risultati diversi. Questo metodo diagnostico è stato quindi classificato come inaffidabile dall'American Accademy of Allergy e, negli Stati Uniti, non ne è prevista la rimborsabilità.
Test di provocazione-neutralizzazione
Il test di provocazione-neutralizzazione (PNT) può essere definito come una metodica sia diagnostica che terapeutica . Viene condotto mediante la somministrazione sottocute o sublinguale dell’allergene alimentare sospettato, seguita da un periodo di osservazione di 10 minuti. Il test viene ritenuto positivo se il paziente lamenta sintomi dopo l’esposizione all’allergene; stordimento, bocca secca, incapacità alla concentrazione, cefalea e qualunque altro sintomo soggettivo vengono considerati significativi. La seconda parte del test, con finalità terapeutiche, consiste nella reintroduzione della sostanza risultata “positiva” alla prima parte del test, a dosaggi inferiori o superiori alla dose diagnostica, secondo criteri non specificati.
Tutti gli studi condotti in merito hanno mostrato la non riproducibilità del PNT e concluso per la sua non utilizzabilità a scopo diagnostico né tantomeno terapeutico. E' stata invece segnalata la potenziale pericolosità del test nel caso venga somministrata una sostanza alla quale il paziente è fortemente allergico, con rischio di shock anafilattico.
Il PNT non va confuso con il test di provocazione specifica con allergene usato in allergologia tradizionale del quale parliamo più avanti.
Analisi dei capelli
L’analisi del capello è stata promossa come metodica per svelare deficit e squilibri nutrizionali e intossicazioni da metalli pesanti, che dovrebbe anche indicare l'esistenza di allergie. L'analisi chimica dei capelli ha certo valore nel valutare l'esposizione prolungata a metalli pesanti, ma l’American Medical Association ha affermato già molto tempo fa che lo stato di salute dell’organismo può essere completamente indipendente dalle condizioni fisico-chimiche del capello. Inoltre la presenza di metalli pesanti non è di sicuro correlata a patologie allergiche. La dimostrazione è nettamente emersa da uno studio scientifico che ha mandato campioni di sangue e di capelli di persone allergiche al pesce e di altre non allergiche a 5 laboratori per eseguire il test citologico e l'analisi del capello. Nessun laboratorio ha diagnosticato l'allergia al pesce, sono state invece rilevate allergie (non esistenti) ad altri alimenti. Per di più campioni della stessa persona hanno dato luogo a diagnosi diverse sia nello stesso laboratorio, dove erano state presentate in doppio, sia tra i vari laboratori. Risultati simili sono stati ottenuti da un altro studio che ha coinvolto 13 laboratori portando alla conclusione che il test non ha alcun valore scientifico.
Test delle pulsazioni
Questo semplice test si fonda sulla teoria che l'allergia è in grado di modificare la frequenza cardiaca, quindi la somministrazione della sostanza alla quale la persone sarebbe allergica determina un cambiamento del battito. Una modificazione di 10 battiti al minuto è considerata risposta positiva, ma non c'è accordo fra gli esaminatori se sia significativo un aumento, una diminuzione o entrambe. Solo questo la dice lunga sull'attendibilità del metodo che peraltro non è mai stato neanche valutato seriamente.
Dosaggio Immunoglobuline G (IgG)
Le immunoglobuline sono anticorpi prodotti dall'organismo nei riguardi di sostanze estranee. Secondo i sostenitori di questo test il dosaggio delle IgG evidenzia allergie e intolleranze alimentari nascoste o ritardate che sarebbero responsabili di svariate condizioni patologiche, come sindrome del colon irritabile, emicrania, rinite cronica, astenia cronica, depressione e dolori alle articolazioni.
Mentre è ampiamente accertato il ruolo delle immunoglobuline E (IgE) nel meccanismo di reazione allergica (vedi box), quello delle IgG, ipotizzato in particolare per allergie e intolleranze alimentari, per quanto in linea teorica possa essere plausibile, non è stato dimostrato.
Cristina Barbagli
Intolleranze e allergie alimentari
Allergie e intolleranze: qual è la differenza?
I test diagnostici affidabili
