MICROONDE - MITI E CREDENZE
Secondo certe fonti mangiare alimenti cucinati o scaldati a micronde
provoca una quantità di disturbi e malattie da fare davvero
impressione. Un elenco talmente lungo che sembra copiato da
un’enciclopedia medica e che include danni cerebrali, alterazione
degli ormoni maschili e femminili, tumori intestinali e allo stomaco,
deficienze immunitarie, perdita di memoria e diminuzione
dell’intelligenza. Per non parlare delle carenze nutrizionali, visto
che tutti i principi nutritivi degli alimenti sono distrutti o
quantomeno alterati irrimediabilmente dalle micronde, sostengono le
stesse fonti. Basta dare un’occhiata in internet e saltano fuori
centinaia di siti dove c’è chi ha sprecato tempo ed energia ad
illustrare in dettaglio tutti i rischi derivanti dall’
uso del forno
a micronde, citando studi che in realtà non sono mai stati
pubblicati, come abbiamo verificato. D’altronde, le diffidenze e le
prevenzioni nei riguardi dei forni a micronde sono nate insieme
all’invenzione dell’apparecchio e, dopo 50 anni di impiego sicuro e
di rassicurazioni delle autorità sanitarie di tutti i paesi, ancora
persistono. Probabilmente i nostri antenati ebbero le stesse
reazioni quando fu scoperto il fuoco, l’uomo sembra diffidare delle
innovazioni per istinto!
Ad alimentare ulteriormente i timori per l’oggetto che cuoce in modo
misterioso ha ampiamente contribuito Hans Hertel, un chimico
svizzero, ormai citatissimo da tutti quanti criminalizzano l’impiego
delle micronde per cucinare. Una quindicina di anni fa Hertel decise
di condurre una sua personale ricerca per valutare gli effetti
sull’organismo derivanti del consumo di alimenti cotti a micronde.
Per due mesi somministrò a 7 volontari vegetariani latte e verdure
cucinati a micronde e in modo tradizionale. Alla fine
dell’esperimento Hertel rese nota la sua stupefacente sentenza:
mangiare alimenti cotti a micronde causa cambiamenti nel sangue
umano che “sembrano indicare l’inizio di un processo patologico
simile a quello che avviene nei processi cancerosi”. Non afferma di
aver dimostrato che la cottura a micronde provoca il cancro, lo
lascia intuire dicendo che c’è un aumento nel sangue di cellule
cancerose. Da un punto di vista medico questa affermazione non ha
alcun senso, le cellule cancerose nel sangue o ci sono, e allora la
persona ha la leucemia, o non ci sono. Ça va sans dire che la
ricerca del Dott. Hertel non è mai stata pubblicata su alcuna
rivista scientifica, perchè assolutamente approssimativa e non seria.
Ma anche questo fatto è stato interpretato come persecuzione e
repressione nei riguardi di chi cercava di diffondere la verità ed è
stato invece messo a tacere dal “potere” del fabbricanti di micronde
e delle autorità svizzere! Hans Hertel è ormai sparito dalla
circolazione, di lui restano solo i “risultati” della sua
strabiliante ricerca, presenti in siti internet in tutte le lingue (provare
per credere a fare una semplice ricerca per nome). Anche un certo
William Kopp è scomparso, ma il suo nome resta alla “storia” legato
ad un articolo scritto nel 1996 nel quale affermava che durante la
guerra fredda in Unione Sovietica erano stati dimostrati i pericoli
dei forni a micronde, e che in seguito a questi dati i micronde
furono vietati. Ma i fatti dicono che i forni a micronde in Urss non
sono mai stati banditi e i risultati delle ricerche in questione,
condotte, secondo Kopp, in un istituto di Radiotecnologia in
Bielorussia, chiuso da tempo, non sono mai stati pubblicati.
Ugualmente perseguitati si ritengono anche altri personaggi che
periodicamente affermano e divulgano vari tipi di pericoli dei forni
a micronde o degli alimenti cucinati o scaldati in essi, esprimendo
opinioni del tutto personali, mai dimostrate né verificate, che
hanno il solo limite della fantasia umana. Ma gli accusatori ad
oltranza di questi apparecchi adottano anche metodi più sottili,
come trasformare e mistificare notizie vere. Anni fa, per esempio,
venne segnalato da fonti autorevoli che scaldare a micronde il latte
per neonati nel biberon poteva porre dei rischi perché può diventare
troppo caldo. Il consiglio era di agitare il latte e verificare con
cura la temperatura raggiunta prima di somministrare il biberon al
piccolo. Semplice buon senso. La notizia è stata trasformata in “il
latte per neonati scaldato a micronde diventa pericoloso”,
suggerendo che avvengono trasformazioni tali da danneggiare la
salute del bambino.
La maggior parte degli allarmismi nascono negli Stati Uniti dove,
nonostante l’abbondante tam tam, non sembrano comunque aver
raggiunto lo scopo: il 90 per cento delle famiglie possiede un
micronde! Lasciando da parte le varie leggende e i miti che
circolano vediamo come stanno davvero le cose.
Molta diffidenza nei riguardi del forno a micronde nasce dal non
capire il funzionamento: la non emissione di calore, come nel forno
elettrico o a gas, rende infatti la faccenda piuttosto misteriosa.
In realtà il meccanismo è semplice. All’interno del forno è presente
un dispositivo chiamato magnetron che emette le micronde. Queste
sono delle onde radio simili a quelle dei radar ed hanno una
lunghezza di 2.500 megahertz, più potenti di quelle usate per
trasmettere i segnali radio, televisivi e dei telefoni cellulari, ma
migliaia di volte più deboli della luce visibile e dei raggi X (usati
per le radiografie) e milioni di volte inferiori ai raggi gamma.
Mentre i raggi X, gamma e anche i raggi solari possono causare il
cancro, le micronde no perché non hanno abbastanza energia per
danneggiare i Dna. Certo le micronde non sono innocue, come non è
innocuo il tradizionale forno o fornello, e infatti nessuna tocca un
fornello acceso! I forni a micronde sono ancora più protetti: prima
di tutto sono a perfetta tenuta quindi le micronde non possono
uscire, e poi quando si apre lo sportello il magnetron si spegne
automaticamente, anche con l’apparecchio in funzione. Molti credono
che le micronde rimangano nell’aria o nei cibi, ma questo non è
assolutamente possibile, sono pura energia e una volta interrotta
l’emissione non ci sono più, è come quando si spegne una lampadina,
la luce scompare all’istante.

La modalità con cui le micronde cuociono e scaldano è molto diversa
da quella a cui siamo abituati: il calore non arriva dall'esterno,
come con i sistemi tradizionali, ma si sviluppa nell'alimento.
Quando le micronde raggiungono il cibo causano una vibrazione delle
molecole, la frizione che ne consegue sviluppa calore. E'
soprattutto l'acqua degli alimenti a reagire alle micronde, ma anche
i grassi e lo zucchero ne assorbono l'energia. Le micronde penetrano
nell'alimento fino a 2 o 3 centimetri, la profondità dipende dalla
densità del prodotto: nel pane penetrano più a fondo che in una
patata o nella carne. Il cuore di un alimento molto grosso quindi
cuoce per conduzione del calore, non per l'effetto diretto delle
micronde. In ogni caso, alla fine, i cibi cuociono per azione del
calore, in qualsiasi modo sia esso generato. Per questo gli
scienziati sono assai scettici quando qualcuno sostiene che gli
alimenti cotti a micronde possono causare il cancro. Non esiste
neanche uno studio scientifico serio che evidenzi questo genere di
effetto. I ricercatori che lavorano nel campo sostengono anzi
l’opposto. Sono le cotture ad alta temperatura, come la grigliatura
e la frittura, i metodi più rischiosi, perchè nella crosticina un pò
bruciacchiata, così gustosa, si possono formare dei composti tossici
o addirittura cancerogeni.
Accantonato l’inesistente “rischio-cancro”, rimane la perdita di
principi nutritivi, accusa numero due dei detrattori dei forni a
micronde. Ma le ricerche condotte mostrano proprio il contrario.
Molti pensano che sia il calore a distruggere le vitamine, in realtà
la maggior parte di esse sono piuttosto resistenti alla temperatura
elevata. I principi nutritivi, vitamine in testa, si perdono
soprattutto nell’acqua di cottura e non c’è ragione di cuocere le
verdure in acqua visto che già ne contengono moltissima. La cottura
a vapore o a micronde sono i migliori sistemi per preservare le
vitamine e le sostanze protettive, come i composti fenolici. Per
quanti rigurda i macronutrienti, ossia proteine, grassi e
carboidrati, i cambiamenti sono gli stessi che avvengono con
qualsiasi altro metodo di cottura.
Un possibile rischio potrebbe invece derivare dall’impiego di
contenitori non idonei. Come ormai tutti sanno, le micronde
attraversano senza difficoltà il vetro, la porcellana, la plastica,
la carta, il legno, mentre sono respinte dal metallo. Il fatto di
poter usare quasi tutti i materiali disponibili può portare ad usare
contenitori che invece non sono idonei. Ma anche su questo fronte
circolano un mare in stupidaggini. Una delle più fantasiose afferma
che la pellicola rilascia diossina quando è sottoposta alle micronde.
Questo è impossibile da un punto di vista chimico perché mancano i
precursori necessari alla formazione di questa pericolosa sostanza.
Un problema che riguarda il passato è la possibile migrazione di
ftalati dentro gli alimenti, sostanze una volta impiegate come
plastificante nelle pellicole, ma siccome sono stati abbandonati è
adesso superfluo anche parlarne. In ogni caso è sempre esistita una
pellicola apposita per l’impiego a micronde. Come regola generale i
contenitori di plastica devono essere fabbricati apposta per l’uso
dentro il micronde, altrimenti potrebbero non reggere alla
temperatura raggiunta dagli alimenti contenuti. Sono quindi da
evitare tutte le scatoline “riciclate” che contenevano alimenti vari.
Per cuocere a micronde tuttavia i materiali più indicati sono il
pyrex e la porcellana da fuoco. Si può usare anche porcellana non da
forno, come i normali piatti e vassoi da portata, basta che non
abbiano decorazioni metalliche (filetti dorati o simili). La
ceramica invece non sempre è indicata; per accertarne l’idoneità
basta mettere nel forno il recipiente vuoto da testare vicino ad un
bicchiere pieno di acqua per 1 minuto a massima potenza. Se il
contenitore di ceramica si scalda non è adatto, se rimane freddo
allora si può usare.
Insomma, alla fine lo sapete qual’è il vero rischio documentato di
consumare alimenti scaldati o cotti a micronde? La possibilità di
ustioni, che deriva dall’ingerire una bevanda o un cibo troppo caldi.
Per ragioni oscure, infatti, le persone spesso non si rendono conto
che anche se il forno è freddo, quello che si porta alla bocca può
essere bollente.
Cristina Barbagli
