Come mangeremo domani

Se le previsioni degli anni sessanta si fossero realizzate oggi non mangeremmo che pillole. I più adulti ricorderanno che con i primi voli nello spazio, nei primi anni di quel decennio, il cibo degli astronauti aveva infiammato l’immaginazione. Quelle pozioni nutrienti, ma terribili, avevano fatto supporre che nel 2000 si sarebbe arrivati agli estremi, nutrendosi solo di concentrati di principi nutritivi. Per fortuna le cose non sono andate così, ad anche gli astronauti ora mangiano pasti veri e per il futuro, per le missioni molto lunghe, è già completata la sperimentazione per coltivare a bordo delle astronavi degli ortaggi, così da integrare l’alimentazione con cibi freschi. La fantascienza descritta nel film 2002 La seconda odissea è ormai quasi realtà. E noi comuni mortali come mangeremo?

Difficile prevedere il futuro, ma si può speculare e costruire scenari basandosi sui modelli attuali. Non si tratta infatti di valutare la fattibilità tecnologica, né di fare fantascientifiche fughe in avanti, come facevano i sognatori degli anni sessanta. Bisogna prima di tutto comprendere la realtà di oggi, i processi economici e sociali che provocano i cambiamenti, le traformazioni che incidono sulle nostre vite alle quali si risponde elaborando nuove strategie complessive ad anche alimentari.

Le correnti che marcano i nostri comportamenti alimentari sono, in effetti, nient’altro che strategie che si adottano per risolvere i problemi concreti di alimentazione che nascono dai cambiamenti della società. Si ritrovano in certi prodotti, determinati alimenti e in tutta una serie di mode di nuova ristorazione. Nelle società complesse e molto diversificate, come le conosciamo oggi nel Nord America e in Europa, queste strategie si somigliano: anch’esse sono complesse e diversificate. Ecco perché il futuro della nostra alimentazione è determinato non da una, ma da molteplici influenze che in parte si confermano e si rinforzano, ma a tratti si scontrano.

Nel corso dei secoli la vita si è svolta secondo uno schema lineare: dalla nascita alla morte, passando per matrimonio e figli. Generazioni e generazioni hanno seguito questo destino che andava avanti da solo. I figli imparavano il mestiere del padre. Le figlie seguivano gli insegnamenti della madre imparando la gestione del ménage domestico, si sposavano, facevano dei figli, mandavano avanti la casa e si consacravano all’educazione della progenie. Insomma lo svolgimento della vita era in pratica predeterminato. Ed anche se, per amore o per forza, qualcuno usciva dal percorso solito, quelli che venivano dopo riprendevano la strada di sempre.

In qualche decina di anni, nelle società molto industrializzate, questo modello di vita è stato completamente buttato all’aria. Lo studio, il lavoro, il matrimonio, la famiglia sono sempre più raramente dei percorsi di vita lineari che si susseguono imperturbabili. Sempre più frequentemente le persone si inventano un nuovo lavoro a 40 anni, fanno famiglia a 45, o a 65 si sposano per la terza volta. Diversamente da una volta non c’è più una sola professione, né un solo partner per tutta la vita. Ora esistono una varietà di percorsi possibili in tutti i campi, dal lavoro alla ricerca del partner, dallo studio al divertimento. La nostra vita si parcellizza progressivamente in tante fasi differenti.

Lo sconvolgimento dei valori che accompagna l’industrializzazione permette a un crescente numero di persone di modellare da soli i diversi cicli della vita, di sperimentare nuovi modelli. Questo fenomeno ha delle notevoli conseguenze sul modello alimentare individuale. In avvenire la nostra vita non sarà influenzata da un solo modo di mangiare, acquisito una volta per tutte, ma da stili alimentari in movimento che cambiano e si adattano alle diverse fasi della vita. L’atto di mangiare diventerà sempre di più l’affermazione di una propria identità, di differenziazione sociale, di piacere estetico e sensoriale, un’attitudine ben lontana dal soddisfacimento di un bisogno fisiologico primario.

Il maggiore livello di istruzione porterà le persone a ricorrere sempre di più a fonti di informazioni diverse e approfondite per poter scegliere a colpo sicuro gli alimenti più idonei alle proprie esigenze e al modello alimentare nel quale si collocano. E i produttori devono partire dal principio che il consumatore non resterà naturalmente fedele a certe marche per tutta la vita e che le sue esigenze andranno ad aumentare nel corso dell’esistenza in conseguenza della molteplicità delle sue esperienze e degli stimoli incessanti a cui sarà sottoposto.

Anche i cambiamenti del modo di lavorare e le nuove professioni esercitano un’enorme influenza sul modo di mangiare. Gli orari fissi degli impiegati portano a pasti regolari, che immediatamente si sregolano quando l’orario di lavoro diventa flessibile o più lungo. Le donne che riprendono a lavorare a tempo pieno dopo aver cresciuto i figli avranno meno tempo da dedicare alla preparazione dei pasti. E poi c’è chi dopo una carriera di successo decide di rilassarsi e godere dei piaceri della vita.

E ci sono anche dei cambiamenti più sottili, che viaggiano orizzontalmente. Una volta, siccome erano i soli a guadagnare i soldi per tutta la famiglia, gli uomini influenzavano quello che veniva messo nel piatto, con una sorta di supremazia del gusto maschile. Oggi sono le donne che determinano ciò che si mangia alla tavola familiare. Come confermano numerosi studi , i loro gusti sono nettamente diversi da quelli maschili. Nelle nazioni industrializzate, dato che il lavoro fisico tende ad essere più raro, i gusti degli uomini tendono a modificarsi e ad allinearsi su quelli femminili. La femminilizzazione nell’alimentazione di tutti i giorni apre la porta a pasti leggeri, ricchi di verdure e cereali e rinforza la tendenza a preparazioni più povere in grassi.

Avrà sempre minore rilevanza e frequenza il consumo dei pasti intorno alla tavola familiare. Consumare i pasti fuori casa sarà facilitato dall’ampia offerta di ristoranti che offrono non solo cibo per tutti i gusti e tendenze, ma soprattutto l’atmosfera giusta, adatta a tutte le possibili situazioni e secondo i commensali scelti per condividere il pasto fuori casa. Questo nuovo stile è ancora più marcato tra i singles nei cui appartamenti il tavolo da pranzo resta spesso inutilizzato. Più le persone sono giovani, più gli alloggi sono piccoli e meno si cucina. E quindi i single, ma anche le giovani coppie, mangiano più spesso fuori casa e tra i pasti. E quando i pasti vengono raramente preparati in casa, acquistano maggiore importanza i prodotti alimentari pronti o semipronti e surgelati, i cosiddetti “convenience food”. I cibi freschi, per il breve tempo di conservazione, non sono indicati per chi cucina di rado, troppo alto sarebbe lo spreco.

La cucina tradizionale, con tutte le sue sfaccettature, era concepita per un certo tipo di ménage domestico e di cucina che prevedeva molto tempo da dedicare alla preparazione dei pasti. Difficilmente si può proporre tal quale nello stile di vita di chi vive da solo o in coppia e che lavora tutto il giorno. Nella cucina di tutti i giorni la tradizione perde progressivamente la sua importanza, ma invece si sviluppa in altri modi, nella ricerca e mantenimento di sapori antichi, una tendenza gastronomica importante e in crescita.

La ricerca del benessere psichico e fisico interesserà sempre più persone. Questa corrente si riassume nella parola “wellness” che racchiude molto di più che la nozione di salute e forma fisica. E quest’ultima non riguarda più solamente le prestazioni del corpo, ma anche l’agilità intellettuale. L’attenzione al mangiare in modo salutare sarà al centro delle scelte di vita e con questo si intende scelta di cibi nutrienti ed arricchiti di vitamine e altre sostanze benefiche, le preparazioni sono semplici e basate su ingredienti freschi. Il tutto è affiancato dalla cura della mente, con l’adozione di stili di vita rilassanti e fisicamente attivi.

L’attenzione alle risorse sostenibili porta ad ampliare il mercato dei cibi biologici o comunque prodotti nel rispetto dell’ambiente e delle popolazioni. Sempre più ampia sarà quindi la fascia di consumatori etico-solidali che hanno fatto una scelta di vita molto rigorosa ed ideologizzata. La distribuzione di alimenti biologici non sarà più limitata a negozi di nicchia con prezzi stratosferici, ma il business è talmente allettante che sarà in mano a grandi catene e i cibi biologici avranno prezzo competitivi a alla portata di tutti.

Il cibo degli astronauti, così come non è arrivato in questo inizio di millennio, non farà parte neanche del nostro futuro. L’idea di un’alimentazione senza problemi, grazie alle pillole a base di concentrati nutritivi, si basa più sulla convinzione della fattibilità tecnologica, che sui reali desideri dei consumatori di domani che avranno invece modelli alimentari molto variegati e in continuo cambiamento secondo le fasi della vita. Per quanto, a ben pensarci, le barrette energetiche che già vanno tanto di moda come snack, non sono tanto lontane da quel concetto

 

4 TENDENZE PER Il FUTURO

I gourmet ad oltranza

Valorizzazione delle tradizioni gastronomiche e ricerca dei prodotti di nicchia, una tendenza già in voga da tempo e che in futuro diventerà sempre più ossessiva. Alla base c’è un forte rifiuto della globalizzazione alimentare e dei prodotti industriali standardizzati. I gourmet stakanovisti non mangeranno mai una comune lenticchia, né la pasta comprata al supermercato. Ogni singolo ingrediente viene ricercato con cura e dedizione perché loro non mangiano semplicemente degli alimenti o dei piatti, per quanto buoni e di qualità, loro vogliono di più, vogliono soprattutto sentire la storia dei cibi, il territorio dal quale nascono. Fare la spesa è un impegno quasi a tempo pieno per trovare tutti i prodotti di ultra-nicchia, da scovare bottega per bottega. Con l’incrementare di questa tendenza sorgeranno negozi ad-hoc, provvisti di tutto quello che il gourmet ad oltranza può desiderare.

All’interno della categoria si può distinguere un sottogruppo meno oltranzista, sono i gourmet di ritorno, quelli che in età adulta, dopo molti affanni dietro la carriera, si rilassano e scoprono i piaceri della buona tavola. Seguono corsi di cucina, anche ad alto livello, e cucinare è la principale attività del tempo libero. In conseguenza ricevono spesso amici per condividere gioie e piaceri sensoriali. Sono i maggiori consumatori di cibi a Doc e Igt che andranno sempre più ad aumentare nell’Unione Europea.

Gli etici biologici e solidali

Nata negli anni novanta, questa corrente si allarga a macchia d’olio coinvolgendo sempre più persone. Un decennio fa si trattava solo di consumatori orientati verso i cibi biologici come scelta per proteggere l’ambiente e la propria salute dai residui di pesticidi. Ma il biologico avrà in futuro un mercato in parte meno ideologizzato, ma molto più ampio. E il concetto si allarga agli alimenti prodotti nel rispetto delle popolazioni locali (nei paesi in via di sviluppo), il cosiddetto commercio equo e solidale. L’etico-biologico non può ovviamente prescindere dal totale rispetto degli animali, di quelli di allevamento e di quelli catturati come la pesca. È storia antica il boicottaggio del tonno pescato causando stragi di delfini, più recente quello dei prodotti provenienti da paesi che praticano ancora la caccia alle balene (Norvegia e Giappone). Il rifiuto di consumare certi cibi la cui produzione o cattura causa danni all’ambiente, sarà in futuro sempre più ampio e marcato, perché le risorse naturali saranno sempre meno. Negli Stati Uniti esistono già grandi catene di supermercati specializzati per questa fascia di consumatori che fanno fatturati paragonabili a quelli tradizionali. Qualche mese fa una di queste catene ha deciso di non vendere più crostacei vivi per le inutili sofferenze alle quali erano sottoposti. E siccome gli Usa fanno tendenza, non stupiamoci se ciò avverrà anche da noi tra una decina d’anni.

I salutisti

Maniaci del “wellness”, il benessere psico-fisico, curano l’alimentazione in modo molto attento anche perché a furia di documentarsi sono dei veri esperti di nutrizione. Non disdegnano i prodotti industriali, ma si orientano solo in quelli di un certo tipo. Mai e poi mai comprerebbero dei piatti pronti o troppo lavorati, mentre sono dei veri fanatici per i cosiddetti “alimenti funzionali”, ossia arricchiti di sostanze benefiche per la salute. Questa classe di cibi è per adesso solo agli inizi, ma nel prossimo decennio esploderà in una infinità di prodotti. Intanto i salutisti consumano bevande a base di frutta arrichite di vitamine, yogurt con steroli vegetali o tè verde, latte con Omega-3 o vitamine e fibra. E sono lì in attesa che l’industria metta a disposizione molto di più. A questa classe di consumatori appartengono anche i maggiori utilizzatori di integratori alimentari di tutti i tipi, ai quali credono come ad una religione. La frangia estrema della categoria, perché ce n’è sempre una, e caratterizzata da persone ossessionate dal mangiar sano, che soffrono appunto di ortoressia, un disturbo psichiatrico identificato da qualche anno.

I frettolosi

Molte sono le ragioni che spingono a dedicare poco tempo ai pasti. Ritmi di lavoro pressanti, single che hanno di meglio da fare, coppie giovani in carriera, disinteresse per l’aspetto edonistico legato all’alimentarsi, tutti casi di persone che quando vogliono mangiare ci investono il meno possibile in tempo ed energie.
Questo non significa solo mangiare velocemente, ma anche non sprecare tempo a cucinare. È il target più amato dall’industria alimentare, un gruppo crescente di persone che fanno scorta al supermercato di piatti pronti o semipronti refrigerati o surgelati che dovranno quindi essere disponibili in una gamma ben superiore a quella attuale. I frettolosi spesso non si fermano per mangiare, atto che eseguono distrattamente facendo altro e consumando prevalentemente barrette e snack che l’industria sfornerà a ritmo crescente in una varietà sempre più ampia, idonea a qualsiasi momento della giornata e concepita per costituire un piccolo pasto.

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