Intolleranze e allergie alimentari

Non si sa per quale strana alchimia evolutiva gli esseri umani, nell’ultimo decennio o poco più, abbiano sviluppato allergie e intolleranze a quasi tutti gli alimenti. E pensare che per molti millenni l’uomo è stato omnivoro, ed è stata proprio la varietà di alimenti consumati, sostengono gli esperti, la svolta fondamentale che ha consentito di migliorare la qualità della vita e aumentarne la durata. Adesso non è più così, almeno apparentemente, perché il consumo di ampie categorie di cibi sembra causare un numero infinito di problemi ad un sacco di persone.

Ad alimentare questa convinzione c’è la visione di certe scuole di pensiero per cui qualsiasi malessere o disturbo è causato da allergie e intolleranze ai cibi. Ma anche vere e proprie patologie avrebbero come causa reazioni avverse agli alimenti: si va dal colon irritabile al morbo di Chron, dall’emicrania all’artrite fino alla fatica cronica e chi più ne ha più ne metta. Insomma qualsiasi malattia per la quale non è chiara la causa viene imputata ai cibi, una specie di jolly da tirare fuori ogni qualvolta manca una spiegazione. La diagnosi però viene spesso fatta con metodi che non sono mai stati convalidati da indagini scientifiche serie, come vedremo dopo. Inoltre molta confusione si crea per l’uso improprio del termine “allergico”, anche da parte dei medici, che porta a classificare come allergie anche gli effetti indesiderati da farmaci o additivi alimentari, le reazioni tossiche ad alimenti e quelle causate da agenti irritanti. Per non parlare poi del classificare come allergie le intolleranze alimentari che sono invece tutt’altra faccenda (vedi box). Il risultato di tutto questo è il numero elevato di persone vittime di false diagnosi, spesso pagate a caro prezzo, che sono andate ad accrescere la folla degli “allergici”, ormai talmente numerosi da suggerire ad alcuni esperti la definizione di epidemia allergica.

foto allergeni
Principali allergeni alimentari

Nella realtà c’è una differenza quasi imbarazzante tra la percentuale di veri allergici e quella diagnosticata con metodi di medicina alternativa o con sola anamnesi, ossia chiedendo al paziente se ha reazioni avverse a certi alimenti. Ci sono due ampi studi europei che hanno evidenziato senza ombra di dubbio tale discrepanza. In ambedue le indagini i veri allergici sono stati diagnosticati con l’unico metodo ritenuto sicuro e inconfutabile: il test di scatenamento in doppio cieco con l’uso di un placebo. Il test consiste nel somministrare al paziente in tempi diversi l’alimento sospettato e il placebo; né il paziente, né il medico che segue il test sono a conoscenza di qual è l’alimento e quale il placebo, essendo resi simili per aspetto e caratteri organolettici, per questo il test si chiama a doppio cieco. In questo modo si elimina l’influenza della suggestione. Poi viene eseguita la valutazione della presenza o assenza di sintomi allergici. In uno studio olandese condotto su 1500 persone la diagnosi è stata confermata con il test a doppio cieco solo nel 6 per cento dei pazienti che si dichiaravano allergici; nell’altro studio condotto in Danimarca su 7500 individui solo il 9 per cento dei presunti allergici ha avuto confermata la diagnosi. Questo dà una misura precisa e soprattutto scientificamente valida, di quanto siano numerose le diagnosi false o errate di allergia. Se poi si entra nel mare magnum delle ancora più sfuggenti “intolleranze alimentari”, i dati sono anche più eclatanti, se possibile.

Allergie e intolleranze: qual è la differenza?
C’è una profonda e sostanziale differenza tra questi due tipi di reazione avversa. L’allergia, nei riguardi di un alimento o di altre sostanze, si verifica quando l’organismo identifica l’allergene come “nemico” e produce anticorpi, le immunoglobuline E (IgE), per combatterlo. Questa produzione di anticorpi, che può essere più o meno massiccia, scatena la classica sintomatologia allergica che può manifestarsi in tre principali localizzazioni: cutanea con orticaria, nelle vie respiratorie con rinite e asma, nell’apparato gastrointestinale con gonfiore della bocca e gola e manifestazioni diarroiche.
L’intolleranza invece è dovuta a problemi digestivi di certi alimenti, per insufficienza o assenza di enzimi specifici. La diagnosi è più difficile e sfuggente perché non ci sono anticorpi da ricercare. Solo poche intolleranze sono diagnosticabili con esami di laboratorio e sono quelle più gravi: il favismo, la fenilchetonuria e la celiachia che però è in realtà una malattia autoimmune ed è a cavallo tra allergia e intolleranza. Per il resto è l’esperienza del medico specialista, attraverso un’accurata anamnesi della persona che può individuare l’esistenza di altre intolleranze.

Il problema fondamentale delle diagnosi sbagliate di allergia e/o intolleranza agli alimenti è che possono avere conseguenze gravi. Le persone, nella speranza di stare meglio, si sottopongono a diete ferree che escludono spesso categorie intere di alimenti. Queste restrizioni dietetiche prolungate portano frequentemente a carenze nutrizionali, senza contare la difficoltà di seguire regimi alimentari rigorosi che rendono difficile anche la vita sociale. Inoltre una diagnosi errata può ritardare una valutazione corretta dei sintomi manifestati che potrebbero anche indicare qualche malattia più seria, la cui cura viene in conseguenza procrastinata o peggio ancora non fatta.

I guai peggiori però sono subìti dai bambini, le vittime più numerose dell’epidemia allergica/intollerante. Secondo dati non ufficiali il 20-30 per cento avrebbe avuto una diagnosi di allergia e/o intolleranza agli alimenti. Questo significherebbe che da un decennio a questa parte molti bambini nascono “difettosi”, oppure, più plausibilmente, i metodi diagnostici usati non sono attendibili e quindi danno un numero esagerato di falsi-positivi. È quasi superfluo sottolineare che le restrizioni alimentari nei più piccoli abbiano conseguenze ben più gravi che negli adulti. La letteratura è piena di casi segnalati di bambini e perfino di neonati che presentavano gravi segni di malnutrizione in conseguenza di diete dissennate e che sono stati ripresi per i capelli. Ma a volte, se l’alimentazione non adeguata è stata protratta per troppo tempo, certi ritardi di crescita diventano difficilmente recuperabili.

Eppure i test di medicina alternativa per la diagnosi di allergie e intolleranze alimentari continuano a riscuotere grande successo. La maggioranza di questi metodi ha decenni di vita e la loro attendibilità non è mai stata provata scientificamente. D’altronde si basano su presupposti più filosofico-olistici che su evidenze concrete, quindi è un atto di fede difficile da dimostrare. Ed anche il fatto che siano usati da medici non specialisti del settore, ossia non esperti in allergologia, non pare scoraggiare chi vi ricorre. In effetti sembra che per molte persone, soprattutto per i genitori, l’attrattiva di questi metodi diagnostici sia la relativa facilità del test che viene accompagnato da spiegazioni semplici (o meglio semplicistiche) sul funzionamento, comprensibili anche ai non addetti e spesso affascinanti per l’uso di un linguaggio seducente. Inoltre sono rapidi e non invasivi e consentono di esaminare decine di sostanze in poco tempo. Inoltre chi si rivolge ai centri alternativi spesso è deluso dalla medicina ufficiale che non ha saputo individuare la causa di malesseri di vario tipo. In questi luoghi invece vengono date risposte chiare e certe, i disturbi più disparati sono attribuiti a intolleranze alimentari o allergie inesistenti, vengono quindi prescritte “diete di pulizia dell’organismo” o terapie di “sostegno immunologico”, basate su sali minerali venduti a prezzi esorbitanti. O peggio ancora le “diete di eliminazione” nelle quali si toglie tutto o quasi. Un fatto importante da sottolineare è che sia l’allergia che l’intolleranza alimentare sono quasi sempre nei riguardi di un solo tipo di cibo, solo in casi molto rari una persona risulta allergica o intollerante a due alimenti. Con i test alternativi invece vengono sempre diagnosticate allergie e intolleranze a numerosi alimenti.

Cristina Barbagli

I test diagnostici affidabili e inaffidabili

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