Tè e antiossidanti

Sulla questione è stato messo definitivamente il punto: il tè fa bene, non ci sono dubbi. Le sostanze in esso disciolte hanno una valanga di effetti benefici per la salute. Le prove iniziano ed essere schiaccianti. Non che la notizia sia nuova, anzi. Il fatto è che di recente sono arrivati i risultati di nuove ricerche che hanno confermato molte delle evidenze emerse in passato.

Il tè è la bevanda più consumata nel mondo dopo l’acqua. Ed è anche l’infuso che ha origini più antiche: in Cina viene preparato da migliaia di anni. Ormai il tè si beve in tutto il mondo: è stato stimato che il consumo per persona è di circa 120 millilitri al giorno per un totale annuo di 3 milioni di tonnellate di tè in foglie. Il tè nero copre da solo il 78 per cento dei consumi, il tè verde il 20 per cento e il restante 2 per cento è oolong.

In Oriente gli effetti benefici del tè vengono dati per scontati, il suo impiego fa addirittura parte della medicina popolare. Ma da poco più di una decina di anni l’approccio alla materia è diventato scientifico e gli studi sul tè vengono sfornati sia in occidente che in oriente a ritmo incessante. In gran parte di essi viene evidenziato un ruolo protettivo nei riguardi delle malattie che più ci affliggono, cancro, malattie cardiovascolari, colesterolo, solo per citare le principali. Gli artefici di tali risultati benefìci sono una classe di composti fenolici chiamati flavonoidi che rappresentano il 93 per cento dei composti fenolici totali presenti nel tè. Il tè verde contiene flavonoidi più semplici, chiamati catechine; la fermentazione ossidativa a cui vengono sottoposte le foglie per ottenere il tè nero trasforma le catechine in flavonoidi più complessi chiamati teflavine e tearubigine. Tutti i flavonoidi sono solubili nell’acqua: più a lungo viene tenuto in infusione il tè, più alta è la concentrazione di flavonoidi nella bevanda.

tè e cestino I due termini che indicano il tè
Tè e tutte le sue varianti di pronuncia e ortografia (tea, thé, tey, tay, thee) hanno un’unica origine: derivano dal termine Té (pronuncia tai) nel dialetto cinese Amoy. Nella lingua ufficiale cinese, il Mandarino, il termine usato per nominare il tè è cha, che ha dato origine alle molte altre varianti, cha, chai, char, utilizzate nel mondo per definire la bevanda.

I flavonoidi del tè, alla pari di quelli presenti in frutta e verdura, hanno una potente azione antiossidante, quindi aiutano il nostro organismo a combattere i radicali liberi. Fino a poco tempo fa l’attività antiossidante era stata dimostrata solo su modelli animali o in laboratorio su culture cellulari. Studi recenti condotti su volontari umani confermano che le catechine del tè si ritrovano nel sangue dopo l’assunzione della bevanda. Il picco dell’attività antiossidante misurata nel plasma si raggiunge dopo 30-60 minuti per poi ridiscendere. Ma il meccanismo con il quale i componenti del tè sortiscono tutte le azioni positive emerse dagli studi non è ancora del tutto chiaro; oltre all’azione antiossidante potrebbero esserci altri meccanismi, una volta che i flavonoidi sono assorbiti dall’organismo. Le teaflavine e tearubigine del tè nero hanno una struttura complessa e sembrano essere assorbiti in punti differenti. Alcune delle molecole più grandi non sono assorbite nello stomaco e nel tenue e rimangono intatte fino a che raggiungono il colon, dove sono in parte assorbite. Quelle che rimangono sembrano agire come antiossidanti locali riducendo in questo modo il rischio del cancro al colon. Siccome i flavonoidi del tè nero attraversano integri la gran parte dell’apparato gastrointestinale, possono avere effetti benefici lungo tutto il tragitto. Invece i principali flavonoidi del tè verde, le catechine, essendo molecole più piccole vengono rapidamente assorbite dall’organismo dopo il consumo. Quindi, poiché i flavonoidi del tè verde e del tè nero sembrano essere assorbiti e metabolizzati in momenti differenti durante il processo digestivo, potrebbero avere un range più ampio di effetti protettivi di quanto inizialmente ipotizzato.

Una delle azioni più studiate è la possibile prevenzione di diversi tipi di cancro. Un’abbondante mole di ricerche sperimentali condotte su animali hanno evidenziato che il tè e i suoi flavonoidi offrono protezione rispetto al cancro indotto da agenti chimici. In topi, ratti e criceti si è verificata una notevole riduzione dell’incidenza di cancro ai polmoni, stomaco, esofago, colon, duodeno, pancreas, fegato, seno e pelle, rispetto ai gruppi di controllo. Gli studi epidemiologici condotti sull’uomo non hanno dato risultati altrettanto chiari. In molte indagini sono emersi dati che suggeriscono un effetto protettivo del consumo di tè nei riguardi di alcuni tipi di cancro, altre ricerche invece non hanno rilevato differenze significative tra consumatori e non consumatori di tè.

Sembra che la gran parte degli studi dai quali emergono effetti preventivi del tè rispetto al cancro siano condotti in Asia, dove viene bevuto prevalentemente tè verde. Mentre in occidente, dove si consuma soprattutto tè nero, le indagini epidemiologiche hanno dato risultati meno netti. È stato ipotizzato che il tè verde abbia un’azione protettiva/preventiva più potente del tè nero. Ma le ricerche condotte proprio sul potere antiossidante dei diversi flavonoidi del tè hanno dimostrato un’analoga azione antiossidante tra le catechine del tè verde e le teaflavine e tearubigine del tè nero.

Inoltre una recente indagine epidemiologica condotta in Russia su gruppi di popolazione femminile ha rilevato che le donne forti bevitrici di tè avevano un rischio di cancro al colon/retto inferiore del 60 per cento rispetto a quelle che consumavano poco tè. In Russia viene usato tè nero, ma è la preparazione particolare, tradizionale di quel paese, che forse fa la differenza. L’infuso di tè viene preparato molto concentrato, e poi diluito al momento del consumo durante la giornata. Anche in estremo oriente il tè viene preparato diversamente dall’occidente. Lì le foglie sono lasciate in infusione molto a lungo nella tazza, che viene rabboccata con acqua calda via via che il tè viene bevuto. In tutti e due questi casi la concentrazione dei flavonoidi nella bevanda è superiore, e probabilmente è questo che determina la differenza dell’effetto riscontrato.

Comunque ci sono altre ragioni che spiegano perché l’effetto protettivo del tè nei riguardi del cancro dimostrato sugli animali non ha una rispondenza altrettanto evidente sugli uomini. Forse il tè ha un’azione protettiva debole che in certe popolazioni è sopraffatta da fattori diversi legati allo stile di vita. Poi la quantità di tè somministrata agli animali negli esperimenti è molto elevata rispetto al consumo abituale delle persone. Infine il meccanismo con il quale i flavonoidi inibiscono la carcinogenesi negli animali potrebbe non applicarsi all’uomo.

Tuttavia, sebbene non ci siano ancora certezze, l’azione preventiva e protettiva del tè rispetto alla carcinogenesi nell’uomo continua ad avere conferme da nuovi studi. Una indagine clinica condotta recentemente su fumatori ha dimostrato che il gruppo che beveva 4 tazze di tè al giorno aveva una significativa riduzione del danno ossidativo del DNA rispetto al gruppo di controllo. Questo è stato valutato misurando dei biomarcatori urinari che funzionano come indicatori. Questo conferma i risultati ottenuti sugli animali nei quali il tè inibiva la formazione di tumore ai polmoni indotto dal tabacco.

Il consumo regolare di tè sembra avere un effetto benefico anche nei riguardi del colesterolo e delle malattie cardiovascolari. I risultati di un nuovo studio clinico suggeriscono che il consumo di tè può ridurre il colesterolo LDL, quello cosiddetto “cattivo”, del 10 per cento. Le persone sottoposte allo studio sono state divise in tre gruppi: uno consumava tè, il secondo una bevanda placebo con colore e sapore simile al tè con caffeina aggiunta, il terzo la bevanda placebo senza caffeina. Questo per poter escludere la variabile “caffeina”. Tutti seguivano la stessa identica alimentazione. Il gruppo che beveva tè ha avuto una riduzione del colesterolo totale e LDL significativa rispetto ai controlli. Questo studio recente si aggiunge a molte altre indagini epidemiologiche che suggeriscono che il consumo regolare di tè può influire positivamente sulle malattie cardiovascolari. Intanto i flavonoidi del tè sembrano proteggere il colesterolo LDL dall’ossidazione, una delle cause dell’instaurarsi di ateriosclerosi, e aiutano le funzioni endoteliali, un importante indicatore della salute cardiovascolare. Ci sono poi altri effetti positivi evidenziati in diverse ricerche. Per esempio in alcune indagini epidemiologiche è emerso che i bevitori di tè avevano un rischio più basso di morte in seguito a malattie coronariche e la metà del rischio di infarto.

Iniziano ad emergere anche altre azioni benefiche del tè, probabilmente di minore impatto, ma comunque utili. Sembra che abbia un effetto antinfiammatorio e aiuti a combattere la carie, agendo con un semplice meccanismo di inibizione dell’aderenza e crescita dei batteri cariogeni alla superficie dei denti. Una piccola cosa in più.

La ricerca sui potenziali benefìci per l’organismo dei composti fenolici prosegue incessante, non solo su quelli del tè, ma in generale su tutti gli alimenti vegetali. Per ora le indicazioni emerse sono sufficienti per affermare che il tè ha effetti positivi per la salute, alla pari del consumo di ortaggi e frutta. Quindi bere tè regolarmente, insieme ovviamente ad una alimentazione corretta ed equilibrata, offre un vantaggio in più.

Teina o caffeina?
Teina è il nome dato all’alcaloide contenuto nel tè prima che si conoscesse la formula chimica. Con l’identificazione della struttura della molecola è poi stato chiaro che è la stessa della caffeina. Quindi caffeina e teina sono la stessa identica sostanza.

Forse qualcuno potrebbe avere delle perplessità per il contenuto di caffeina o teina, che dir si voglia. Bene, ormai è dimostrato che questo alcaloide, nelle normali dosi consumate attraverso le bevande, non ha controindicazioni, anzi. Il leggero effetto stimolante può essere utilmente sfruttato nei momenti di calo durante la giornata. La tolleranza alla caffeina è tuttavia del tutto individuale: ci sono persone alla quali non dà alcun fastidio e possono assumerne in quantità elevata senza sintomi fastidiosi, altre sono invece estremamente sensibili alla sua azione eccitante. In quest’ultimo caso si può ricorrere al tè deteinato che però ha una minore quantità di composti fenolici. Del tutto inutile invece la pratica diffusa di limitare il tempo di infusione del tè ritenendo che così si estragga meno caffeina dalle foglie; la quasi totalità della caffeina infatti passa nell’acqua nei primi 30 secondi. Per estrarre i flavonoidi benefici ci vuole molto più tempo.

Cristina Barbagli

La pianta del tè e la sua lavorazione

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